lunedì 27 novembre 2017

L'ABC delle pinne

Aletta

Bombole


Delfino

Elasticità

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Gomma


Howitt

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Kevlar

Lift

Mare

Nuoto

Open-heel
Protesi


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Tavola

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Velocità

Water

XL

Yves le Prieur


domenica 12 novembre 2017

"L'incredibile storia di Winter il delfino"

Locandina del film
"L'incredibile storia di Winter il delfino" (Dolphin Tale, nella versione originale) è un film del 2011 di Charles Martin Smith basato sulla storia vera del delfino Winter.

Questo, o meglio questa, visto che si tratta di un esemplare femminile, fu salvato nel 2005 in Florida, dopo essere rimasto ferito incappando in una trappola per pescatori. A causa del danno perse l'uso della coda, che venne amputata. Il film narra in particolare il percorso svolto per la creazione e l'applicazione di una coda artificiale protesica per Winter.

Le funzioni delle pinne

Come già detto più volte, e anche come l'intuito suggerisce, la funzione delle pinne è quella di aiutare l'essere umano nel nuoto. La possibilità, infatti, di poter disporre di questi dispositivi artificiali ci permette di incrementare notevolmente le nostre capacità natatorie, fino al punto di riuscire a competere con gli animali acquatici nel loro habitat con la pesca.

Anche le funzioni ludiche e sportive hanno permesso alle pinne di spopolare nel mondo moderno, grazie a pratiche come lo snorkeling e il nuoto in piscina.
In questo contesto non bisogna neanche sottovalutarne l'utilizzo in campo fisioterapico: la riabilitazione in piscina sta prendendo sempre più piede, soprattutto per quanto riguarda articolazioni quali braccia o gambe, e si serve di strumenti quali tavolette e, appunto, pinne.

Infine è necessario citare quello che è ed è stato l'utilizzo delle pinne in campo militare. La loro introduzione in questo contesto si deve alla Regia Marina Militare Italiana, che, nel 1939, con il generale Eugenio Wolk, sviluppò per la prima volta un metodo di attacco subacqueo. Il loro utilizzo verrà poi replicato durante la seconda guerra mondiale dalla UDT (Underwater Demolition) per effettuare operazioni di bonifica propedeutiche allo sbarco in Normandia.

sabato 4 novembre 2017

Le forme

Per indagare adeguatamente  sulla forma delle pinne artificiali, bisogna andare indietro nel tempo e cercare di capire quale è stata la sua evoluzione nel corso degli anni, avvenuta grazie a migliorie sulla teoria, tecnologia e materiali.

Uno dei pionieri delle pinne artificiali, Benjamin Franklin, osservando gli oggetti e gli animali che passavano nel fiume Charles, a Boston, pensò a delle tavolette di legno, con la forma di tavolozze da pittore da apporre a mani e piedi per aumentare le capacità natatorie dell'uomo.

Nel 1926 Yves le Prieur si interessò alla cosa e, complici lo sviluppo che c'era stato nei materiali e la sua osservazione dei pescatori polinesiani, sviluppò soluzioni interessanti. Brevettò, oltre alle due pinne per i piedi di forma triangolare (più o meno come ne vediamo oggi) anche due per le mani a forma di cucchiaio. Solo più avanti introdusse una sorta di monopinna per i piedi.

Nel 1939 lo statunitense Owen Chrchill acquisì il brevetto delle pinne e introdusse un asimmetria tra la destra e la sinistra e una grande giunzione in mezzo alla paletta.

Con varie modificazioni e copiature di progetti si giunge fino alla forma odierna della pinna denominata fan-blade.
Bisogna però far notare che la forme delle pinne si modifica a seconda dell'uso che se ne fa. Le pinne da apnea sono tendenzialmente più lunghe e strette delle pinne da ARA; inoltre ci sono le cosiddette monopinne, in cui entrambi i piedi sono collegati alla stessa pala, che nel tempo hanno raggiunto dimensioni standard: 60/80 centimetri di lunghezza e 60/70 centimetri di larghezza.

Per uteriori informazioni il riferimento è a questo sito.